L’Ipnosi: questa sconosciuta

Perché avvenga una psicoterapia di tipo ‘ipnotico’ si ha bisogno della costruzione, fra due persone (paziente e terapeuta), di un contesto relazionale (incontro, rapporto) di tipo… ipnotico.

Scontato, vero? Sembra uno scherzo, probabilmente anche deludente… però è possibile far smettere di girare questo circolo chiuso di parole spiegando allora che cosa significa. E per spiegarlo facciamo subito un’ammissione: perché questa ‘relazione’ fra due persone è in realtà l’incontro, il rapport, tra due ‘ipnotisti’. Chi sono? Ovviamente il terapeuta e… il paziente stesso: ognuno con la propria esperienza ipnotica. In tutto due esperienze ipnotiche (diverse): una prettamente problematica e una più propriamente ‘terapeutica’. Insieme, queste due dimensioni soggettive, danno vita a una condizione ipnotica condivisa e ‘generativa’: la creazione partecipativa di un’atmosfera psicologica a tratti coinvolgente, a tratti comprensiva e rilassante, a tratti sfidante, a tratti silenziosa e riflessiva, a tratti immaginativa e basta.

Da un lato c’è il paziente che parla di sé (immerso nella sua ‘performance’ da oratore, attore, narratore della sua esistenza) e che attende dal terapeuta un segno, una parola di conferma, una domanda che spezzi il discorso, una frase che spieghi meglio ciò che viene raccontato, un’espressione che dica quel ‘no’ che magari il paziente stesso si aspetta o forse no, un esempio da cui prendere spunto: egli racconta come se dentro sé ci fosse un altro ‘ipnotista’ (molto esperto!!) le cui suggestioni, suggerimenti da sotto il palco, sono veri e propri ‘comandi’ (ipnotici) a cui risponde in modo automatico, a cui non riesce a ribellarsi, a dire e fare cose esattamente in ‘quel modo’ lì, senza alternative, a vedersi e concepirsi solamente a senso unico… tutto sommato sente come propri e (soprattutto) veri quegli ‘ordini’ e quei modi di descriversi: alla fin fine è lui stesso che parla mentre ascolta i propri pensieri.

Dall’altro lato c’è il terapeuta, questo sconosciuto (come del resto la psicoterapia stessa di cui è portatore), che è innanzitutto lui stesso un soggetto ipnotico (cioè sente l’influenza del racconto ‘ipnotico’ del paziente) e che cerca di ‘entrare’ nella trance che il paziente sta vivendo: una trance performativa come quella degli atleti o degli artisti (chiamiamola pure ‘trasporto’, coinvolgimento) e che il paziente propone al terapeuta in termini, appunto, di racconti (storia, sintomi, situazione affettiva, lavorativa, opinioni, idee, progetti….).

Il terapeuta però è un ipnotista di professione, e prima di esserlo per il paziente lo è, deve esserlo, per lui stesso, cioè un professionista che “entrando dentro di sé”, mentre pone attenzione all’altra persona, sfrutta tutto il proprio bagaglio di competenze tecniche, logica, intuito, libera associazione concettuale, fantasia, conoscenze e vissuti personali per intravedere ‘binari interrotti’ o mai intrapresi dal paziente e che invece potrebbero essere utilmente percorsi. Per fare ciò il terapeuta salta dentro e fuori dalla trance che il paziente gli sta proponendo e con tutto ciò che essa gli evoca a livello mentale il terapeuta entra nella propria trance accogliendo propri ‘treni’ di pensieri o anche singole immagini (come fossero singoli ‘vagoni’) che gli passano per la testa: da questa continua ricorsività del terapeuta tra coscienza (consapevolezza, presenza al paziente) ed inconscio (essere silenzioso spettatore di ciò che gli viene in mente) egli interviene sulla narrazione del paziente, presentando ad esso domande, suggerimenti, suggestioni, ragionamenti alternativi, se non anche sottili provocazioni per scardinare quel percorso narrativo con epilogo scontato già raggiunto dal paziente tantissime volte ed indurre invece lo scambio tra due o più ‘binari’ aventi un arrivo diverso e più lontano.

Il paziente a questo punto si trova in un contesto diverso in cui di solito vive le proprie ‘ipnosi’ auto-indotte, come quelle che porta avanti alla guida della propria automobile, ‘svegliandosi’ ormai arrivato a destinazione, realizzando che mentre il suo ‘corpo’ ha sterzato, accelerato, frenato e cambiato marcia, parallelamente nella sua testa ha continuato la discussione iniziata a casa con qualcuno. Ora, con un terapeuta di fronte, una simile alterazione di coscienza (una trance vera e propria, legata ad una condizione psicologica naturale chiamata dissociazione), non può tirarla fino in fondo come al solito, fare tutto da solo, scrivere inizio e fine del viaggio in automatico, obbedire all’ipnotista (tiranno) che lo comanda “dal di dentro”. È un viaggio da fare con qualcun altro, da assumere come figura di contenimento, accudimento e guida, che gli permetterà di fargli notare il paesaggio attorno e raggiungere una meta diversa da quella abituale.


Mind Lab
Martinsicuro (TE)
a 10Km da San Benedetto Del Tronto

declino responsabilità | privacy policy |cookies policy | codice deontologico

P.I. 02050570684

 

AVVISO: Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi o di automedicazione. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.

©2017 Tutti i testi presenti su questo sito sono di proprietà della Mind Lab
© 2017. «powered by Psicologi Italia». E' severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.
www.psicologi-italia.it