Il Disturbo da deficit di Attenzione / Iperattività

L’ADHD o disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività, conosciuto anche con l’acronimo italiano DDAI, è un disturbo neurobiologico con esordio nell’infanzia caratterizzato da un’ iperattività afinalisticaimpulsività e da una marcata difficoltà nell’orientamento e nel mantenimento dell’attenzione che riducono o interferiscono con il funzionamento scolastico, sociale e lavorativo dell’individuo (A.P.A., 2013). La disattenzione non è caratterizzata da un atteggiamento di sfida ma si manifesta attraverso la divagazione da un compito, la mancanza di perseveranza e di organizzazione (es. svolgimento dei compiti a casa) mentre l’iperattività si esprime attraverso un’eccessiva loquacità e attività motoria come se il soggetto fosse guidato da un “motorino che non si scarica mai”. L’impulsività, presente a causa del forte bisogno di avere una ricompensa immediata e dall’incapacità di ritardare la gratificazione (Barkley, 1997), si accentua con l’inizio dell’adolescenza e si manifesta attraverso azioni affrettate e non premeditate che possono compromettere l’incolumità dell’individuo in quanto è inconsapevole delle conseguenze delle proprie azioni pericolose.

Generalmente gli individui con ADHD presentano marcate difficoltà in tutte le attività in cui sono richiesti degli sforzi cognitivi prolungati. All’interno del contesto scolastico e familiare si rilevano infatti una marcata difficoltà nel seguire le regole, lentezza ed incapacità nel capire ed eseguire determinate richieste (non è infrequente infatti che chiedano più volte la stessa informazione) e, nei giochi o nelle attività sociali, difficilmente riescono ad attendere il loro turno e frequentemente interrompono gli altri senza riuscire a cogliere i limiti e i confini dell’interazione sociale. Inoltre, è molto frequente una disorganizzazione generale che comporta il danneggiamento e lo smarrimento di materiale scolastico e di oggetti personali e, data la facile distraibilità a causa della grande difficoltà nel gestire l’attenzione, è molto frequente che, durante un compito, distolgano lo sguardo perché facilmente distraibili da stimoli apparentemente irrilevanti. 

Inoltre, non è raro che questa patologia possa presentarsi insieme ad altri disturbi mentali come il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo – provocatorio (Jensen, Mrazek e Knapp, 1997), i disturbi dell’umore (Bierderman et al., 1996), i disturbi d’ansia (Kuhne, Schachar e Tannock, 1997), i disturbi del linguaggio e i disturbi dell’apprendimento (Cohen, Tannock, Martinussen e Frijters, 2001).

Diversi studi sostengono che l’ADHD, sia causata prevalentemente da un deficit delle funzioni cognitive superiori responsabili della gestione delle azioni e dei comportamenti a causa di un malfunzionamento del metabolismo della catecolamine (dopamina, adrenalina e noradrenalina) e dalla carenza di dopamina nella corteccia prefrontale e nelle strutture corticali (Shalice, 1969; Denckla 1996, Barkley, 1997)

Secondo alcuni studi scientifici longitudinali, l‘ADHD è una patologia che è presente per tutto l’arco della vita dell’individuo poiché il nucleo psicopatologico centrale tende a rimanere stabile nel tempo, pur manifestandosi attraverso sintomi diversi (Turgay et al., 2012; Klein & Mannuzza, 1991; Mannuzza & Klein, 2000,). Questa caratteristica espone i soggetti con tale diagnosi ad un rischio 5 volte maggiore rispetto alle persone neurotipiche di sviluppare un disturbo da abuso di sostanze, disturbi di personalità (soprattutto del cluster B) e altri disturbi psichiatrici (Levin & Kebler, 1995; McArdle, O’ Brien e Kolvin, 1997).

Il trattamento dell’ADHD è mirato alla riduzione dei sintomi e al buon inserimento del soggetto nel suo ambiente di vita. Per raggiungere tale obiettivo, oltre una buona collaborazione da parte del contesto scolastico, è fortemente consigliata una Psicoterapia Cognitivo Comportamentale mirata alla gestione delle emozioni del soggetto e allo sviluppo di strategie comportamentali mirate all’aumento delle capacità di autocontrollo in associazione ad una  terapia farmacologica nei soggetti più compromessi.

Dr. Alessandro Di Domenico – Team Mind Lab

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association., “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – 5° Edizione” (2013);
  • Biederman J., Faraone S.V., Spencer T.. “Patterns of psychiatric comorbidity, cognition, and psychosocial functioning in adults with attention deficit disorder”. Am J Psychiatry (1993);
  • Galli F., Guidetti V., “Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza” (2006);
  • Guidetti V., “Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza” (2005);
  • Kuhne M., Schachar R., Tannock R., “Impact of comorbid oppositional or conduct problems on attention-deficit hyperactivity disorder” (1997);
  • Jensen, P. S., Mrazek, D., Knapp, P. K., Steinber, L., Pfeffer, C., & Schowalter, J., “Evolution and revolution in child psychiatry: ADHD as a disorder of adaptation” Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (1997);
  • Turgay A., Goodman D. W., Asherson P., Lasser R.A., Babcock T., Pucci M. L., Barkley R., “Lifespan persistence of ADHD: The life transition model and its application” (2012);

SITOGRAFIA


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