Il transessualismo: sentirsi a disagio nel proprio corpo

La disforia di genere, noto anche come disturbo dell’identità di genere o più comunemente come transessualismo, è una patologia fortemente complessa dalle cause ancora ignote nonostante la letteratura scientifica sostenga che ci sia una solida base organica (Gorski R.A., 1985; Zou J.K, 1995; Bocklandt S. et al, 2006), unita all’influenza di fattori psicologici e sociali. Con il termine transessuale, apparso per la prima volta nella letteratura scientifica agli inizi del novecento (Hirschfeld H., 1923), si fa riferimento a quelle persone che non hanno una corrispondenza tra il sesso biologico (caratteristiche fisiologiche ed anatomiche come il pene o la vagina) e il sesso psicologico o identità di genere (percezione e consapevolezza di essere maschio o femmina) e, sperimentando tale conflitto, desiderano modificare il loro corpo.

I transessuali possono essere o maschi che chiedono una femminilizzazione del loro corpo (Male to Female, MtF) o femmine che chiedono una mascolinizzazione del loro corpo (Female to Male, FtM). Questi soggetti iniziano a manifestare un forte disagio per la loro condizione soprattutto durante il periodo adolescenziale in cui sperimentano una forte esigenza a comportarsi e a vivere come una persona appartenente al sesso opposto.

La disforia di genere, essendo una patologia della fase di imprinting sessuale prenatale, non può essere curata né da terapie mediche né da terapie psicologiche poiché è impossibile riconvertire il sesso psicologico e adeguarlo al sesso biologico.

Diagnosticare la disforia di genere è piuttosto complesso poiché non esistono dei test psicologici ad hoc e spesso i pazienti non arrivano comunicando dei sintomi specifici ma portando con sè una diagnosi autoriferita. La componente principale della diagnosi rimane comunque la marcata incongruenza tra il genere assegnato alla nascita e il genere a cui si sente e si vuole appartenere e ciò deve essere associato ad una sofferenza clinicamente significativa o a una compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico o in altre aree importanti (A.P.A, 2013).

Una volta confermata la diagnosi, le figure del medico edello psicologo collaboreranno nel trattamento di questa patologia secondo un approccio integrato.

Il medico si occuperà del trattamento sia attraverso la terapia ormonale sia attraverso l’intervento chirurgico. La terapia ormonale, nota come real life test o real life experience, attraverso la somministrazione di testosterone induce la mascolinizzazione del corpo e del fenotipo mentre l’uso di estrogeni ne indurrà la femminilizzazione. Durante questo processo, il medico monitorerà attentamente l’azione ormonale e cercherà di limitare il più possibile gli effetti collaterali fisici ed emozionali che ne conseguono. Il soggetto inizierà così a sperimentare il suo nuovo aspetto fisico nella vita professionale e sociale di tutti i giorni (Harry Benjamin International Gender Disphoria Association, 2001).

L’intervento chirurgico, legittimato in Italia dal decreto legislativo 164/82 (Riattribuzione Chirurgica di Sesso, RCS), servirà invece a rendere l’aspetto esteriore coerente con il sesso a cui il soggetto transessuale vuole appartenere attraverso quelle trasformazioni morfologiche consentite dalle attuali tecniche chirurgiche al fine di ottenere una migliore qualità della vita della persona.

Lo psicologo si occuperà del sostegno psicologico durante l’intero iter di cambiamento di sesso ma non sono da escludere interventi di analisi sugli aspetti più profondi della personalità del soggetto transessuale. Non bisogna mai dimenticare infatti che queste persone sono oggetto di discriminazioni sociali, tabù, stereotipi e pregiudizi che, uniti alla condizione di disagio psicofisico che sperimentano, possono contribuire allo sviluppo di ulteriori problematiche psicologiche. Inoltre, la figura professionale dello psicologo è fondamentale perché, affinché un paziente venga considerato idoneo ad iniziare la terapia ormonale e successivamente quella chirurgica, è necessario accertarsi che l’identità di genere sia stata ben consolidata, che ci sia un buon equilibrio mentale (escludendo ad esempio la diagnosi differenziale con l’omosessualità e il feticismo da travestimento o altre patologie psichiatriche) e assicurarsi che la scelta di cambiare sesso sia consapevole (Bottone M., Valerio P., Vitelli R., 2004; Nunziante Cesaro A., Valerio P., 2006).

Il trattamento d’elezione della disforia di genere si ottiene dunque attraverso una diagnosi attenta escludendo altre alterazioni psicologiche, da un buon percorso psicologico supportivo (Jannini E. A., Lenzi A., Wagner G., 2006) e da una terapia medica prescritta ad hoc per ogni soggetto, effettuando frequenti controlli clinici e tenendo continuamente conto della globalità del benessere psichico e fisico del paziente (De Rosa M., Colao A., Lombardi G., 2005).

Dr. Alessandro Di Domenico – Team Mind Lab

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association.,“Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – 5° Edizione” (2013)
  • Bottone M., Valerio P., Vitelli R.,“L’enigma del transessualismo” (2004)
  • Cauldwell D.C.,“Psychopatia transexualis” (1949)
  • Czermak M.,“Precisazioni sulla clinica del transessualismo” (2001)
  • De Rosa M., Colao A., Lombardi G.,“Terapia ormonale nel transessualismo” (2005)Gerhing D., Knudson G., “Prevalence of childhood trauma in a clinical population of transsexual people” (2005)
  • Gerhing D., Knudson G., “Prevalence of childhood trauma in a clinical population of transsexual people” (2005)
  • Harry Benjamin International Gender Disphoria Association,“The standards of care for genders identity disorders” (2001)
  • Hirschfeld H.,“Die Intersexuelle Konstitution” (1923)
  • Jannini E.A., Lenzi A., Wagner G., “Behavioural therapy and counseling” (2006)
  • Jannini E. A., Lenzi A., Maggi M.,“Sessuologia medica. Trattato di psicosessuologia e medicina della sessualità” (2007)

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